L’attacco informatico ai dispositivi hardware e software è da sempre, e lo sarà sempre più in futuro, un problema nella vita aziendale che coinvolgerà sempre più risorse e attenzioni da parte dei responsabili delle imprese in generale, pertanto anche di quelle florovivaistiche.
Il mantra che si sente spesso ripetere “il mio pc ha preso un virus: e adesso che faccio?” è sintomatico di una situazione, peraltro non solo riconducibile alle aziende “verdi”, di scarsa attenzione, e investimenti, da parte degli imprenditori nei confronti della sicurezza informatica. Di solito la possibilità di essere vittime di un attacco da parte di virus informatici viene presa in considerazione solo a fatto avvenuto, cercando poi in tutta fretta di risolvere il problema magari affidandosi a scansioni di fortuna per la rimozione del malware. Alla luce di questa consuetudine, a dir poco pericolosa, e considerando il rapporto sulle minacce future (elaborato da McAfee Labs) possiamo individuare quali sono le aree vulnerabili e quali azioni mettere in campo per non trovarsi delle sorprese sgradevoli. Secondo il rapporto, infatti, il raggio d’azione dei criminali informatici cresce più velocemente che mai. E questo grazie soprattutto alle nuove tendenze tecnologiche dei dispositivi digitali, i quali si muovono sempre più nell’ambito della mobilità, della virtualizzazione e dell’Internet of Things (IoT). Quindi cosa possiamo aspettarci l’anno prossimo e nei prossimi anni?
LE TENDENZE DELLE MINACCE FUTURE
Se da un lato le informazioni condivise sulle minacce e la collaborazione tra il settore pubblico e quello privato permetteranno di avere una migliore protezione, dall’altro il volume degli attacchi informatici è destinato ad aumentare: a far gola agli hacker informatici senza scrupoli sono soprattutto le informazioni personali che inevitabilmente “girano”, ad esempio, sui social network. Lo scenario che si va prospettando si può riassumere nei seguenti punti:
- Saranno svelate le vulnerabilità negli oggetti di ogni giorno – dai dispositivi indossabili alle automobili.
- Gli attacchi contro hardware, firmware e computer virtuali aumenteranno.
- Il mercato sotterraneo per le informazioni personali rubate si amplierà.
- Il ransomware diventerà più sofisticato e verrà offerto come servizio.

L’evoluzione dei dispositivi digitali (smartphone, tablet, ecc.) e la loro diffusione di massa ha creato, e creerà sempre più, un’ampia offerta di servizi e applicazioni disponibili sul cloud, ove si scambiano dati con facilità e si utilizzano software che non risiedono più fisicamente sul dispositivo ma sui server di chi offre il servizio. Basti pensare al prodotto della Microsoft Office365 che dà una mobilità e flessibilità eccezionali, ad esempio, ai dipendenti di un’azienda. Ma ha anche i suoi contro. Insomma cambia il paradigma del “ladro informatico”: invece di agire in maniera massiva sui singoli dispositivi iniettando il proprio codice malevolo, opta per l’attacco diretto ai server dove trova tutte le informazioni. Inoltre i nuovi dispositivi digitali indossabili, come “watch-phone”, e lo sviluppo dell’industria automobilistica di auto sempre più connesse con il web, porteranno a nuove vulnerabilità che saranno svelate quotidianamente. Bisognerà porre notevole attenzione alla sicurezza di tali dispositivi sui quali circolano le nostre identità nell’utilizzo quotidiano. Infine, il sistema dei virus ransomware (come ad esempio CryptoWall 3, CTB-Locker e CryptoLocker), ovvero quei virus che rubano le informazioni dai dispositivi e poi viene richiesto un vero e proprio riscatto per poter riavere le stesse, sempre secondo il rapporto McAfee Labs è in forte aumento. Per il 2016 è previsto un aumento di queste tipologie di cyber minacce con delle varianti anche molto più pericolose di occultamento. Per esempio, le nuove varianti possono cominciare a crittografare i dati in maniera silente. I file cifrati vengono sottoposti a backup finché l’aggressore non toglie la chiave, con la conseguenza di avere dei file crittografati sia nel sistema che nel backup.
QUALI AZIONI INTRAPRENDERE
Non c’è una soluzione definitiva da attuare per debellare i virus informatici, in quanto la posta in gioco è troppo allettante, trattandosi dei dati che riguardano l’identità di ognuno di noi, e l’evoluzione digitale ha una crescita esponenziale, presentando inevitabili vulnerabilità. Esistono però delle azioni più o meno semplici che si possono e si devono attuare per cercare di ridurre al minimo il rischio. Ne identifichiamo almeno cinque:
- Assicurarsi che il software anti-virus sia aggiornato con le più recenti signature
- Verificare che il sistema operativo e le patch del software applicativo siano aggiornati
- Installare un firewall sia in entrata che in uscita sul PC di ogni utente
- Educare gli utenti sulle tecniche di social engineering, specialmente quando si trovano di fronte ad allegati sconosciuti che arrivano nella posta indesiderata
- Avere un buon sistema di backup dei dati (foto, file in genere, gestionale aziendale)
Ma ancora più importante è avere la consapevolezza che si dovrà convivere sempre più con i cyber attacchi, e i responsabili di un punto vendita Garden Center o di un’azienda florovivaistica in generale dovranno approntare delle azioni specifiche per respingere i virus informatici aggressori, investendo nella sicurezza informatica le risorse adeguate a fronteggiare il fenomeno, e non relegandolo come parte irrilevante di quegli eventi imprevisti che potrebbero difficilmente capitare.

Cryptolocker è un virus che infetta Windows XP, Vista, 7 e 8 ed è particolarmente subdolo proprio perché solitamente si presenta sotto forma di innocuo allegato pdf. Molti florovivaisti, infatti, hanno aperto con fiducia email che parlavano di rimborsi erariali o avvisi di pagamento da parte di aziende conosciute e li hanno trovato la sorpresa. Il virus crittografa i documenti contenuti nel PC (Office e Open Office, file PDF e foto), rendendoli inaccessibili. Per poter recuperare i file e decifrarli, i criminali, che hanno ordito la truffa, si offrono di fornire la chiave di decrittazione, ovviamente a pagamento. E siccome la richiesta di denaro di solito di aggira intorno ai 300 Euro e oltre, vale la pena di soffermare l’attenzione su quali mosse mettere in atto in presenza del virus.
E sono soprattutto le piccole realtà aziendali dove “si dimentica” più spesso di eseguire il salvataggio dei dati su supporti esterni al server aziendale. E’ chiaro che impostare un sistema di backup automatico è la situazione migliore alla quale affidarsi per salvaguardare la sicurezza del proprio patrimonio informativo. Esistono vari metodi per effettuare il backup dei dati del gestionale aziendale e dipendono sia dal tipo di supporto sul quale vengono eseguiti sia dal tipo di software im piegato per realizzarli. Per esemplificare consideriamo il caso di una piccola rete informatica composta da un personal computer con funzioni di server e due terminali che svolgono le funzioni di cassa.
Utilizzando un software open source come il
Per mettere al sicuro le copie di backup si possono utilizzare degli hard disk esterni USB, utilizzandone due, a giorni alterni, in modo tale da conservare fuori dall’ufficio una copia recente che, anche in caso di furto dell’altra unità, sarebbe sempre disponibile per un eventuale ripristino. Oltre a pianificare i salvataggi è bene approntare anche le relative procedure di ripristino dei dati prima che sorga l’effettiva necessità. In questo modo, al verificarsi dell’evento negativo, furto, rottura o altro che sia, bisogna essere in grado di ripristinare, in tempi sufficientemente accettabili, la procedura software che permette lo svolgimento delle attività quotidiane.